Milioni di pensionati italiani ricevono assegni bassi, integrati dallo Stato fino a una soglia minima, e ogni anno si chiedono di quanto aumenteranno con la rivalutazione di gennaio. Il tema è al centro anche della Manovra 2027, nella quale una parte della maggioranza propone di portare le pensioni minime a 700-800 euro al mese, una misura dai costi elevati e ancora senza copertura. Nel frattempo, le regole in vigore prevedono una rivalutazione ordinaria legata all’inflazione, una maggiorazione straordinaria per gli assegni più bassi e il cosiddetto incremento al milione per i pensionati più anziani in condizioni di difficoltà.
In questa guida spieghiamo cos’è il trattamento minimo e a chi spetta l’integrazione, quanto valgono le pensioni minime nel 2026, come funziona la rivalutazione e cosa ci si può aspettare per il 2027, quali sono le maggiorazioni previste e qual è la differenza con l’assegno sociale.
Cos’è la pensione minima e a chi spetta
La cosiddetta pensione minima è il trattamento minimo garantito dall’INPS ai pensionati che, sulla base dei contributi versati, avrebbero diritto a un assegno inferiore. In questi casi lo Stato integra la pensione fino a raggiungere l’importo minimo, a condizione che il reddito personale e, per i coniugati, quello coniugale non superino determinati limiti, fissati in multipli del trattamento minimo annuo. L’integrazione al minimo spetta solo a chi ha almeno un contributo nel sistema retributivo o misto, cioè precedente al 1996: i contributivi puri, la cui pensione è calcolata interamente con il sistema contributivo, non hanno diritto all’integrazione, ed è anche per questo che la legge prevede per loro soglie minime di importo per alcune forme di pensione, come spieghiamo nella guida alla pensione di vecchiaia 2027.
Nel 2025 il trattamento minimo era pari a 603,40 euro al mese per tredici mensilità. Con la rivalutazione ordinaria dell’1,4% applicata a gennaio 2026 è salito a circa 611,85 euro, a cui si aggiunge per gli assegni al minimo una rivalutazione straordinaria dell’1,5%, ridotta rispetto al 2,2% del 2025, che porta l’importo a circa 621 euro al mese. L’aumento complessivo rispetto all’anno precedente è stato quindi di circa 17-18 euro al mese, poco più di 200 euro l’anno: un incremento modesto, che spiega la pressione politica per un intervento più consistente.
Incremento al milione e assegno sociale
I pensionati più anziani possono beneficiare del cosiddetto incremento al milione, una maggiorazione che porta il reddito mensile complessivo a una soglia più alta per chi ha almeno 70 anni, età che si riduce di un anno ogni cinque anni di contributi fino a un minimo di 65 anni. Ne beneficiano anche gli invalidi civili totali e i titolari di assegno sociale con almeno 70 anni, entro precisi limiti di reddito personale e coniugale. Nel 2026 l’incremento, rafforzato di 20 euro dalla legge di bilancio, porta la pensione dei beneficiari intorno ai 768 euro al mese, ed è alternativo alla maggiorazione straordinaria dell’1,5%.
Diverso dalla pensione minima è l’assegno sociale, una prestazione assistenziale che non richiede contributi e spetta ai cittadini con almeno 67 anni, che dal 2027 diventano 67 anni e 1 mese, residenti in Italia e con redditi inferiori a una soglia stabilita ogni anno. Nel 2026 il suo importo è di circa 546 euro al mese per tredici mensilità, valore che è anche il riferimento per diverse soglie previdenziali, come quella della pensione anticipata contributiva, che richiede un assegno pari ad almeno tre volte l’assegno sociale. L’assegno sociale è ridotto in presenza di altri redditi e non è reversibile ai familiari.
Rivalutazione 2027 e proposte della manovra
Ogni anno, a gennaio, tutte le pensioni vengono rivalutate per recuperare l’inflazione dell’anno precedente, attraverso il meccanismo della perequazione. Dal 2025 è tornato il sistema a fasce: la rivalutazione è piena, al 100% del tasso di inflazione, per gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo, scende al 90% per la parte compresa tra quattro e cinque volte il minimo e al 75% per la parte eccedente. Il tasso provvisorio per il 2027 viene fissato a novembre con un decreto del Ministero dell’Economia, sulla base dell’inflazione rilevata dall’ISTAT, ed eventuali differenze vengono conguagliate l’anno successivo. Le pensioni più basse, quindi, recuperano integralmente l’aumento dei prezzi, mentre quelle più alte ne recuperano solo una parte.
Per la Manovra 2027 sono allo studio diverse ipotesi: la conferma della maggiorazione straordinaria per le pensioni al minimo, un rafforzamento dell’incremento al milione e, nella versione più ambiziosa proposta da una parte della maggioranza, l’aumento delle minime fino a 700-800 euro al mese, una misura il cui costo dipende molto dalla platea e dalle modalità. Nessuna di queste proposte è ancora approvata, e i margini della manovra sono limitati. Il quadro aggiornato delle novità previdenziali è raccolto nella nostra guida alle pensioni 2027, mentre per capire da cosa dipende l’importo di partenza di un assegno è utile la guida su come si calcola la pensione.
Domande frequenti sulla pensione minima
Quanto è la pensione minima nel 2026?
Il trattamento minimo è di circa 612 euro al mese dopo la rivalutazione ordinaria, che salgono a circa 621 euro con la maggiorazione straordinaria per gli assegni al minimo.
Chi ha diritto all’integrazione al minimo?
I pensionati con almeno un contributo prima del 1996 e redditi personali e coniugali entro i limiti previsti. I contributivi puri non ne hanno diritto.
Quando arriva l’aumento delle pensioni nel 2027?
Con il pagamento di gennaio 2027, in base al tasso di rivalutazione provvisorio fissato a novembre dal Ministero dell’Economia.
Pensione minima e assegno sociale sono la stessa cosa?
No. La pensione minima integra una pensione maturata con i contributi, mentre l’assegno sociale è una prestazione assistenziale per chi ha redditi bassi e non ha contributi sufficienti.
Aumenti contenuti in attesa della manovra
Nel 2026 le pensioni minime si attestano intorno ai 612-621 euro al mese, con importi più alti per chi beneficia dell’incremento al milione, e a gennaio 2027 arriverà la consueta rivalutazione legata all’inflazione. Aumenti più consistenti dipendono dalle scelte della legge di bilancio, ancora in discussione.
Il consiglio ai pensionati con assegni bassi è di verificare con un patronato se hanno diritto a maggiorazioni non ancora riconosciute, come l’incremento al milione o la quattordicesima, che spesso richiedono la corretta comunicazione dei redditi all’INPS. Aggiorneremo questa guida con gli importi definitivi del 2027 appena saranno pubblicati.



