Partita IVA forfettaria per freelance digitali: requisiti, tasse e contributi

Calcolatrice e cartella delle tasse su un tavolo bianco

Per chi lavora online come freelance, dal copywriter al grafico, dallo sviluppatore all’assistente virtuale, arriva presto il momento di aprire la partita IVA. E nella grande maggioranza dei casi la scelta ricade sul regime forfettario, il regime fiscale agevolato pensato per le piccole attività, che prevede un’imposta sostitutiva ridotta, un calcolo semplificato del reddito e pochi adempimenti. È un regime molto conveniente per chi inizia, ma ha regole precise su chi può accedervi, su come si calcolano tasse e contributi e su quando se ne esce, e conoscerle in anticipo evita sorprese.

In questa guida spieghiamo i requisiti per accedere al forfettario, come si calcola il reddito imponibile, quanto si paga di imposta e di contributi, quali sono gli adempimenti e in quali casi conviene. Le regole indicate sono quelle in vigore nel 2026; per la propria situazione specifica è sempre consigliabile il confronto con un commercialista.

Requisiti e cause di esclusione

Possono accedere al regime forfettario le persone fisiche che esercitano un’attività d’impresa, arte o professione con ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente, ragguagliati ad anno. Se nel corso dell’anno si superano i 100.000 euro, si esce dal regime immediatamente, dallo stesso anno; se si superano gli 85.000 euro ma non i 100.000, si esce dall’anno successivo. Il regime prevede anche un limite di 20.000 euro per le spese per lavoro dipendente e collaboratori. Tra le cause di esclusione più rilevanti per i freelance ci sono la partecipazione a società di persone o il controllo di società a responsabilità limitata con attività riconducibili a quella svolta e la fatturazione prevalente nei confronti del datore di lavoro attuale o di quelli dei due anni precedenti.

Un caso molto frequente è quello di chi ha anche un lavoro dipendente e apre la partita IVA per un’attività secondaria. Il forfettario è escluso per chi, nell’anno precedente, ha percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a una certa soglia: ordinariamente 30.000 euro, elevata dalla legge di bilancio a 35.000 euro per il 2026, con riferimento ai redditi del 2025. Salvo nuove proroghe, dal 2027 il limite dovrebbe tornare a 30.000 euro. La soglia non si applica se il rapporto di lavoro dipendente è cessato. È un aspetto da verificare con attenzione prima di aprire la partita IVA, perché superarla comporta l’applicazione del regime ordinario.

Come si calcolano tasse e contributi

Nel forfettario il reddito imponibile non si determina sottraendo le spese effettive, ma applicando ai ricavi un coefficiente di redditività stabilito per legge in base al codice ATECO: per molte attività professionali e digitali, come consulenza, scrittura, grafica e informatica, il coefficiente è del 78%, mentre per le attività di commercio e altre attività d’impresa è più basso. Per esempio, con 30.000 euro di compensi e un coefficiente del 78%, il reddito imponibile è di 23.400 euro, indipendentemente dalle spese sostenute. Da questo importo si deducono i contributi previdenziali versati, e sul risultato si applica l’imposta sostitutiva del 15%, che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. Per le nuove attività, in presenza dei requisiti previsti, l’aliquota è ridotta al 5% per i primi cinque anni.

I contributi dipendono dalla gestione INPS di iscrizione. I professionisti senza cassa, come molti freelance digitali, versano alla gestione separata un contributo intorno al 26% del reddito imponibile, senza minimi fissi. Chi svolge un’attività commerciale o artigianale è invece iscritto alla gestione commercianti o artigiani, che prevede un contributo minimo fisso annuale anche in caso di redditi bassi, con la possibilità per i forfettari di chiedere una riduzione del 35%. La differenza è significativa e dipende dal codice ATECO, come accade per i content creator descritti nella guida su tasse e regole per influencer. Imposta e contributi si versano con acconti e saldi, ed è importante accantonare una quota di ogni incasso per non trovarsi in difficoltà alle scadenze.

Adempimenti e quando conviene

Gli adempimenti del forfettario sono ridotti: non si applica l’IVA sulle fatture, non si subisce la ritenuta d’acconto, non c’è obbligo di tenere registri contabili, e si conservano le fatture emesse e ricevute. Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, salvo alcune eccezioni, e sulle fatture di importo superiore a 77,47 euro va applicata la marca da bollo da 2 euro. Ogni anno si presenta la dichiarazione dei redditi con il quadro dedicato. L’apertura della partita IVA si effettua all’Agenzia delle Entrate, anche online o tramite un commercialista, e l’iscrizione all’INPS va completata nei termini previsti.

Il forfettario conviene quasi sempre a chi inizia e a chi ha spese contenute, come gran parte dei freelance digitali, che lavorano con un computer e pochi strumenti. Diventa meno conveniente quando le spese effettive superano la percentuale forfettaria riconosciuta, quando si vogliono sfruttare detrazioni e deduzioni personali che nel forfettario non si applicano o quando si lavora soprattutto con clienti che recuperano l’IVA e preferirebbero fatture con IVA. Per chi lavora in modo saltuario, prima di aprire la partita IVA si può valutare la prestazione occasionale. I pro e contro del lavoro autonomo sono raccontati nella guida ai vantaggi e alle sfide del freelance.

Domande frequenti sul regime forfettario

Qual è il limite di ricavi per il forfettario?

85.000 euro annui. Se si superano i 100.000 euro durante l’anno, si esce subito dal regime.

Si può avere il forfettario con un lavoro dipendente?

Sì, se i redditi da lavoro dipendente dell’anno precedente non superano la soglia prevista: 35.000 euro per il 2026, ordinariamente 30.000 euro.

Quanto si paga di tasse nel forfettario?

Il 15% sul reddito imponibile, calcolato con il coefficiente di redditività e al netto dei contributi; il 5% per i primi cinque anni per le nuove attività con i requisiti.

Le fatture del forfettario hanno l’IVA?

No. Le fatture si emettono senza IVA, con la dicitura prevista, e con marca da bollo da 2 euro sopra i 77,47 euro.

Un regime semplice, da conoscere bene

Il regime forfettario è la scelta più diffusa tra i freelance digitali grazie all’imposta ridotta e agli adempimenti semplificati. Prima di aprire la partita IVA, però, bisogna verificare i requisiti, scegliere con cura il codice ATECO e capire in quale gestione INPS si verrà iscritti.

Il consiglio è di fare una simulazione di tasse e contributi in base ai guadagni attesi, accantonare ogni mese una parte degli incassi e farsi seguire, almeno all’inizio, da un commercialista. Il quadro generale è nella guida al lavoro online da casa.