Content creator e influencer: tasse, partita IVA e regole AGCOM

Content creator che registra un video blog a casa

Quella del content creator è diventata una professione a tutti gli effetti. Chi crea contenuti su Instagram, TikTok, YouTube, Twitch o nei podcast può guadagnare attraverso la pubblicità delle piattaforme, le collaborazioni con i marchi, gli abbonamenti dei fan, le affiliazioni e la vendita di prodotti propri. Con la crescita del settore sono arrivate anche regole più precise: dal 2025 esiste un codice ATECO dedicato all’influencer marketing, l’INPS ha chiarito come inquadrare i contributi e l’AGCOM ha approvato linee guida e un codice di condotta per gli influencer con un ampio seguito. Chi vuole trasformare la creazione di contenuti in un lavoro deve conoscere questi obblighi fin dall’inizio.

In questa guida spieghiamo come guadagna un content creator, quando serve la partita IVA, quale codice ATECO e quale regime fiscale scegliere, come funzionano i contributi e quali regole valgono per la pubblicità e per gli influencer considerati rilevanti dall’AGCOM. Per gli aspetti più specifici è sempre consigliabile il supporto di un commercialista.

Come si guadagna creando contenuti

Le fonti di reddito principali sono cinque. La prima è la monetizzazione diretta delle piattaforme, come la condivisione degli introiti pubblicitari su YouTube o i programmi per i creator di altri social, che richiede in genere soglie minime di iscritti e visualizzazioni. La seconda sono le collaborazioni con i marchi: post, video e storie sponsorizzati, campagne di più mesi, partecipazione a eventi, compensati in denaro o con prodotti, che hanno comunque un valore da considerare. La terza è il marketing di affiliazione, con commissioni sulle vendite generate da link e codici sconto. La quarta sono le entrate dalla community, come abbonamenti, donazioni e contenuti esclusivi. La quinta è la vendita di prodotti e servizi propri, come corsi, consulenze, merchandising ed ebook.

Per costruire un’attività sostenibile conviene non dipendere da una sola piattaforma o da un solo tipo di entrata, perché algoritmi e regole possono cambiare rapidamente. Avere un sito o una newsletter, come spieghiamo nella guida su come aprire un blog e guadagnare, permette di mantenere un contatto diretto con il pubblico. Molti creator, inoltre, mettono a frutto le competenze acquisite offrendo servizi ad aziende come social media manager o consulenti di comunicazione.

Partita IVA, codice ATECO, tasse e contributi

Finché i guadagni sono sporadici, si possono dichiarare come redditi occasionali, anche attraverso la prestazione occasionale. Quando l’attività diventa abituale, con collaborazioni frequenti, pubblicazione regolare di contenuti monetizzati e organizzazione stabile, serve la partita IVA. Con la nuova classificazione ATECO 2025 è stato introdotto il codice 73.11.03, dedicato alle attività di influencer marketing, che comprende la creazione e pubblicazione di contenuti promozionali per conto di aziende; per altre attività, come la produzione di video o la vendita di prodotti, possono servire codici diversi o aggiuntivi. La scelta del codice incide anche sull’inquadramento contributivo.

Dal punto di vista previdenziale, l’INPS ha chiarito che i content creator devono essere iscritti alla gestione separata quando l’attività ha natura di lavoro autonomo professionale, oppure alla gestione dei commercianti quando è organizzata in forma d’impresa, con caratteristiche commerciali prevalenti. Sul piano fiscale, la maggior parte dei creator agli inizi può accedere al regime forfettario, con ricavi fino a 85.000 euro, un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni in presenza dei requisiti, e adempimenti semplificati, come spieghiamo nella guida alla partita IVA forfettaria per freelance digitali. I prodotti ricevuti gratuitamente in cambio di contenuti costituiscono un compenso in natura e vanno considerati ai fini fiscali.

Pubblicità trasparente e regole AGCOM

Tutti i content creator, indipendentemente dal numero di follower, devono rispettare le regole sulla trasparenza pubblicitaria: i contenuti realizzati in collaborazione con un marchio vanno segnalati in modo chiaro e immediato, con diciture come “pubblicità”, “ADV”, “sponsorizzato” o “in collaborazione con”, e con gli strumenti di segnalazione messi a disposizione dalle piattaforme. La pubblicità occulta è vietata dal codice del consumo e dal codice di autodisciplina della comunicazione commerciale, e può essere sanzionata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Vanno rispettate anche le norme sulla tutela dei minori e i divieti di promozione per alcune categorie di prodotti, come il gioco d’azzardo.

L’AGCOM ha inoltre approvato linee guida e un codice di condotta per gli influencer considerati rilevanti, cioè quelli che superano almeno una di due soglie: 500.000 follower su una piattaforma oppure un milione di visualizzazioni medie mensili. Questi creator devono comunicare i propri dati all’Autorità ed essere iscritti in un elenco pubblico, che non è un albo professionale, e rispettare obblighi simili a quelli dei fornitori di servizi media: trasparenza delle comunicazioni commerciali, veridicità delle informazioni, tutela dei minori, divieto di contenuti d’odio e segnalazione dell’uso di filtri, editing significativo e intelligenza artificiale generativa. Chi resta sotto le soglie non è iscritto nell’elenco, ma deve comunque rispettare i principi generali.

Domande frequenti su content creator e influencer

Quando un content creator deve aprire la partita IVA?

Quando l’attività diventa abituale e continuativa, con collaborazioni e guadagni regolari. Per incassi sporadici si può usare la prestazione occasionale.

Qual è il codice ATECO per gli influencer?

Dal 2025 esiste il codice 73.11.03, dedicato all’influencer marketing. Altre attività svolte dal creator possono richiedere codici diversi.

I prodotti ricevuti in regalo vanno dichiarati?

Se ricevuti in cambio di contenuti promozionali, costituiscono un compenso in natura con rilevanza fiscale.

Chi è un influencer rilevante per l’AGCOM?

Chi supera 500.000 follower su una piattaforma o un milione di visualizzazioni medie mensili. Deve iscriversi nell’elenco pubblico e rispettare il codice di condotta.

Creatività e regole

Fare il content creator può diventare un lavoro vero, ma richiede di gestire l’attività come un’impresa: diversificare le entrate, inquadrarsi correttamente dal punto di vista fiscale e contributivo e rispettare le regole sulla pubblicità e, oltre certe soglie, quelle dell’AGCOM.

Il consiglio è di tenere traccia di tutti gli incassi e dei prodotti ricevuti fin dall’inizio, rivolgersi a un commercialista quando le collaborazioni diventano regolari e segnalare sempre in modo chiaro i contenuti sponsorizzati. Il quadro generale del lavoro digitale è nella guida al lavoro online da casa.