L’Ape sociale è uno degli strumenti più importanti per chi si trova in difficoltà negli ultimi anni di carriera e non può attendere la pensione di vecchiaia. Non è tecnicamente una pensione, ma un’indennità pagata dallo Stato che accompagna il lavoratore fino al raggiungimento dei 67 anni e oltre, quando subentra la pensione vera e propria. È riservata a categorie precise, come disoccupati, caregiver, invalidi e addetti a lavori gravosi, e negli ultimi anni è stata prorogata di anno in anno: la legge di bilancio 2026 l’ha confermata fino al 31 dicembre 2026, mentre per il 2027 servirà una nuova proroga nella prossima manovra.
In questa guida spieghiamo chi può accedere all’Ape sociale, con quali requisiti di età e contributi, quanto vale l’indennità, quali sono i limiti al lavoro durante la sua fruizione, come e quando presentare la domanda e cosa potrebbe cambiare dal 2027.
Chi può accedere all’Ape sociale
L’Ape sociale spetta ai lavoratori dipendenti, autonomi e iscritti alla Gestione separata che hanno compiuto almeno 63 anni e 5 mesi, non sono già titolari di pensione diretta e rientrano in una delle categorie previste dalla legge. Le categorie sono quattro. La prima comprende i disoccupati che hanno perso il lavoro per licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale, o per scadenza di un contratto a termine a determinate condizioni, che hanno esaurito l’indennità di disoccupazione e hanno almeno 30 anni di contributi. La seconda riguarda i caregiver che assistono da almeno sei mesi un familiare convivente con disabilità grave, anch’essi con almeno 30 anni di contributi. La terza include i lavoratori con un’invalidità civile pari o superiore al 74%, sempre con 30 anni di contributi.
La quarta categoria è quella degli addetti a mansioni gravose, che devono aver svolto una delle attività previste per almeno sette degli ultimi dieci anni o sei degli ultimi sette e avere almeno 36 anni di contributi, ridotti a 32 per gli operai edili e per i ceramisti. L’elenco delle attività gravose comprende, tra le altre, gli operai dell’edilizia e dell’industria estrattiva, i conducenti di mezzi pesanti, gli infermieri e le ostetriche con lavoro su turni, gli addetti all’assistenza di persone non autosufficienti, le maestre della scuola dell’infanzia, i facchini, gli addetti alle pulizie e i lavoratori agricoli. Per le donne è previsto uno sconto di un anno di contributi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. Le stesse categorie danno accesso, per chi ha iniziato a lavorare prima dei 19 anni, alla Quota 41 per i lavoratori precoci.
Importo, durata e limiti al lavoro
L’indennità è pari all’importo della pensione calcolata al momento dell’accesso, ma non può superare 1.500 euro lordi al mese, viene pagata per dodici mensilità, senza tredicesima, e non è rivalutata ogni anno. Spetta fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, quando l’interessato deve presentare la domanda di pensione: per chi passa dall’Ape sociale alla pensione, l’INPS ha chiarito che dal 2027 si applica l’aumento di un mese dell’età, quindi la pensione di vecchiaia scatterà a 67 anni e 1 mese. Durante il periodo di fruizione non sono accreditati contributi figurativi, quindi l’importo della pensione finale resta quello maturato al momento dell’uscita.
Chi riceve l’Ape sociale deve rispettare limiti precisi al lavoro: in passato l’indennità era compatibile con redditi da lavoro dipendente fino a 8.000 euro annui e da lavoro autonomo fino a 4.800 euro, ma dal 2024 la legge di bilancio ha stabilito che è incompatibile con qualsiasi reddito da lavoro, con la sola eccezione del lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro annui. Superare questi limiti comporta la decadenza dal beneficio e la restituzione delle somme percepite nell’anno. Per chi è stato licenziato e sta ancora percependo l’indennità di disoccupazione, le regole e i tempi della NASpI sono un passaggio da considerare prima di chiedere l’Ape sociale.
Come fare domanda e cosa cambia dal 2027
La procedura prevede due passaggi. Prima si presenta all’INPS la domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso, entro le scadenze annuali del 31 marzo, del 15 luglio e del 30 novembre; per il 2026 l’ultima finestra utile è quindi il 30 novembre 2026. Le domande presentate entro marzo hanno priorità, quelle successive vengono accolte solo se restano risorse. Una volta ottenuto il riconoscimento, si presenta la domanda di accesso all’indennità. È possibile presentare la domanda anche se i requisiti di età o contributi verranno raggiunti entro la fine dell’anno, purché le altre condizioni siano già soddisfatte. L’assistenza gratuita dei patronati è particolarmente utile per documentare la mansione gravosa o lo stato di caregiver.
Per il 2027 la situazione dipende dalla nuova legge di bilancio. L’Ape sociale è stata prorogata ogni anno dal 2017, e il governo ha indicato l’intenzione di confermarla, ma senza una norma esplicita la misura non sarà più disponibile per chi matura i requisiti dal 2027. Chi li ha già raggiunti entro il 31 dicembre 2026 potrà comunque accedere anche successivamente. Le altre proposte sul tavolo, dalla flessibilità a 64 anni alla Quota 41 per tutti, sono descritte nella guida alle pensioni 2027.
Domande frequenti sull’Ape sociale
L’Ape sociale è una pensione?
No, è un’indennità a carico dello Stato che accompagna il lavoratore fino alla pensione di vecchiaia. Non prevede tredicesima, rivalutazione né contributi figurativi.
Quanto si prende con l’Ape sociale?
L’importo della pensione maturata al momento della domanda, fino a un massimo di 1.500 euro lordi al mese per dodici mensilità.
Si può lavorare durante l’Ape sociale?
Solo entro limiti molto ridotti, come il lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro annui. Superarli comporta la perdita del beneficio.
L’Ape sociale ci sarà anche nel 2027?
Dipende dalla legge di bilancio 2027, che deve prevederne la proroga. Chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2026 può comunque accedervi.
Uno strumento da sfruttare entro i termini
L’Ape sociale consente a chi è in difficoltà di lasciare il lavoro a 63 anni e 5 mesi con un’indennità fino a 1.500 euro, ma richiede requisiti precisi e il rispetto di scadenze rigorose. Per il 2026 l’ultima finestra per la domanda di riconoscimento è il 30 novembre, mentre il futuro della misura nel 2027 dipende dalla manovra.
Il consiglio a chi pensa di rientrare nelle categorie è di raccogliere subito la documentazione, verificare la propria anzianità contributiva e presentare la domanda entro i termini con l’aiuto di un patronato, senza attendere le decisioni sulla proroga.



