La legge 104 del 1992 è il punto di riferimento per i diritti delle persone con disabilità e dei loro familiari, e per i lavoratori dipendenti si traduce soprattutto in permessi retribuiti, congedi e tutele sul posto di lavoro. Sono strumenti preziosi per conciliare l’attività lavorativa con le esigenze di cura, ma le regole non sempre sono chiare: chi ne ha diritto, quanti giorni spettano, come si chiedono e cosa succede in busta paga sono domande frequenti. Negli ultimi anni la disciplina è stata aggiornata più volte, con il superamento del referente unico nel 2022 e, dal 2026, con nuove tutele per i lavoratori con malattie oncologiche e croniche.
In questa guida spieghiamo i permessi mensili per il lavoratore con disabilità e per chi assiste un familiare, il congedo straordinario retribuito fino a due anni, le altre tutele previste dalla legge e le novità introdotte dalla legge 106 del 2025, con indicazioni pratiche su come presentare la domanda.
Chi ha diritto ai permessi e quanti ne spettano
I permessi retribuiti dell’articolo 33 della legge 104 spettano in presenza di una disabilità riconosciuta in situazione di gravità, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della stessa legge, accertata dalla commissione medica. Il lavoratore con disabilità grave può scegliere tra tre giorni di permesso retribuito al mese, frazionabili anche a ore, oppure due ore di permesso al giorno, che diventano una se l’orario giornaliero è inferiore a sei ore. Il familiare che assiste una persona con disabilità grave ha diritto a tre giorni di permesso retribuito al mese. Possono beneficiarne il coniuge, la parte dell’unione civile, il convivente di fatto, i parenti e gli affini entro il secondo grado e, in casi specifici, entro il terzo grado, per esempio quando i genitori o il coniuge della persona assistita hanno più di 65 anni, sono anch’essi affetti da patologie invalidanti o sono deceduti o mancanti.
Dal 2022 il decreto legislativo 105 ha eliminato il principio del referente unico: oggi più familiari possono essere autorizzati ad assistere la stessa persona, alternandosi nella fruizione dei permessi, fermo restando il limite complessivo di tre giorni al mese per ciascun assistito. Un lavoratore può inoltre assistere più persone con disabilità grave, cumulando i relativi permessi, alle condizioni previste dalla legge. Per i genitori di figli con disabilità grave sotto i tre anni sono previsti in alternativa il prolungamento del congedo parentale o due ore di riposo giornaliero retribuito. I permessi sono retribuiti con un’indennità a carico dell’INPS, anticipata in busta paga dal datore di lavoro, e coperti da contribuzione figurativa utile per la pensione; non riducono ferie né tredicesima, come si può verificare nella sezione permessi del cedolino, illustrata nella guida su come leggere la busta paga.
Il congedo straordinario retribuito fino a due anni
Accanto ai permessi mensili, l’articolo 42 del decreto legislativo 151 del 2001 prevede un congedo straordinario retribuito per assistere un familiare con disabilità grave, della durata massima di due anni nell’arco dell’intera vita lavorativa, frazionabile anche a giorni. Ne hanno diritto, secondo un ordine di priorità stabilito dalla legge, il coniuge o la parte dell’unione civile o il convivente di fatto, i genitori, i figli, i fratelli e le sorelle e i parenti o affini entro il terzo grado conviventi. Il richiedente deve in genere convivere con la persona assistita, salvo alcune eccezioni introdotte negli ultimi anni.
Durante il congedo il lavoratore riceve un’indennità pari all’ultima retribuzione, entro un massimale annuo aggiornato ogni anno, che per il 2026 è di 43.486 euro, con un limite giornaliero di circa 119 euro, ed è coperto da contribuzione figurativa. Il periodo di congedo non matura ferie, tredicesima e TFR. La domanda si presenta all’INPS per i lavoratori del settore privato e all’amministrazione di appartenenza per i dipendenti pubblici. È uno strumento importante per far fronte a periodi di assistenza intensiva, ma va pianificato con attenzione, perché il limite di due anni vale per tutta la carriera.
Altre tutele e le novità dal 2026
La legge 104 prevede ulteriori tutele sul lavoro. Il lavoratore con disabilità grave e chi assiste un familiare con disabilità grave hanno diritto, ove possibile, a scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona assistita e non possono essere trasferiti senza il loro consenso. Il decreto legislativo 105 del 2022 ha inoltre riconosciuto una priorità nell’accesso al lavoro agile e ha vietato comportamenti discriminatori nei confronti di chi usufruisce dei permessi. Chi abusa dei permessi, utilizzandoli per attività che nulla hanno a che vedere con l’assistenza, rischia invece il licenziamento per giusta causa, come confermato da numerose sentenze della Cassazione.
Dal 1° gennaio 2026 sono entrate in vigore le novità della legge 106 del 2025, dedicate ai lavoratori pubblici e privati affetti da malattie oncologiche, invalidanti o croniche, anche rare, con un’invalidità pari o superiore al 74%. Questi lavoratori hanno diritto a dieci ore di permesso retribuito aggiuntive per visite, esami strumentali, analisi e cure mediche frequenti, su prescrizione del medico, utilizzabili anche dai genitori per i figli minori con le stesse patologie. Possono inoltre chiedere un congedo non retribuito fino a ventiquattro mesi, continuativo o frazionato, con conservazione del posto e successiva priorità per il lavoro agile, senza svolgere altre attività lavorative nel frattempo. Le istruzioni operative dell’INPS definiscono le modalità di richiesta, e le nuove tutele si aggiungono a quelle già previste per la malattia.
Domande frequenti sui permessi 104
Come si chiedono i permessi della legge 104?
I dipendenti privati presentano la domanda online all’INPS, con il verbale di riconoscimento della disabilità grave, e ne danno comunicazione al datore di lavoro. I dipendenti pubblici la presentano alla propria amministrazione.
I permessi 104 possono essere negati dal datore di lavoro?
No, sono un diritto. Il datore può chiedere una programmazione mensile dei giorni, salvo urgenze, per organizzare il lavoro, ma non può rifiutarli.
I permessi spettano anche ai lavoratori part time?
Sì, ma nel part time verticale vengono riproporzionati in base ai giorni di lavoro previsti, mentre nel part time orizzontale spettano per intero.
Durante i permessi bisogna stare con la persona assistita?
I permessi devono essere utilizzati per l’assistenza, anche indiretta, come pratiche e commissioni nell’interesse della persona. Un uso per finalità del tutto estranee può costituire abuso.
Strumenti di conciliazione da conoscere
I permessi e i congedi della legge 104 permettono a molti lavoratori di prendersi cura di sé o dei propri familiari senza rinunciare al lavoro. Tre giorni al mese o due ore al giorno per il lavoratore con disabilità grave, tre giorni mensili per chi assiste un familiare, fino a due anni di congedo straordinario retribuito e, dal 2026, nuove tutele per le malattie oncologiche e croniche sono un insieme di diritti da conoscere e utilizzare correttamente.
Il consiglio è di rivolgersi a un patronato per la presentazione delle domande e di confrontarsi con l’ufficio del personale per una programmazione condivisa dei permessi. Questi diritti fanno parte del più ampio quadro di tutele del lavoratore, che comprende anche le regole sulle ferie.



