Ammalarsi è un evento che capita a tutti, e la legge tutela il lavoratore dipendente garantendogli la conservazione del posto e un’indennità economica durante l’assenza. Allo stesso tempo, la malattia comporta alcuni obblighi precisi: inviare il certificato medico, avvisare il datore di lavoro e restare reperibili nelle fasce orarie previste per le visite fiscali, che dal 2023 sono uguali per i dipendenti pubblici e privati. Non rispettare queste regole può costare la perdita di parte dell’indennità e, nei casi più gravi, conseguenze disciplinari.
In questa guida spieghiamo come funziona la malattia per i lavoratori dipendenti: il certificato telematico, le fasce di reperibilità e le assenze giustificate, le sanzioni in caso di assenza alla visita fiscale, quanto paga l’INPS e cosa prevede il periodo di comporto, cioè il limite oltre il quale il datore di lavoro può licenziare.
Certificato medico e comunicazioni
Quando il lavoratore si ammala deve rivolgersi al proprio medico di base, o alla guardia medica nei giorni festivi, che redige il certificato di malattia e lo trasmette telematicamente all’INPS. Il certificato indica la diagnosi, che resta riservata e non viene comunicata al datore di lavoro, la prognosi, cioè la durata prevista della malattia, e l’indirizzo di reperibilità durante l’assenza. Il medico rilascia al lavoratore il numero di protocollo del certificato, che va comunicato al datore di lavoro, il quale può comunque consultare l’attestato sul portale INPS. Molti contratti collettivi prevedono inoltre l’obbligo di avvisare l’azienda dell’assenza il prima possibile, di solito entro l’inizio del turno di lavoro, anche per telefono o email.
Se durante la malattia il lavoratore cambia indirizzo, per esempio perché si trasferisce dai familiari, deve comunicarlo sia al datore di lavoro sia all’INPS, attraverso il servizio online dedicato: la comunicazione all’Istituto non sostituisce quella all’azienda prevista dal contratto. In caso di malattia all’estero, nei Paesi dell’Unione europea il certificato va inviato all’INPS e al datore entro due giorni dal rilascio, mentre per i Paesi extraeuropei servono la legalizzazione o l’apostille. Anche durante le ferie la malattia documentata ne sospende il decorso, come spieghiamo nella guida alle ferie e alle ferie non godute.
Fasce di reperibilità e visita fiscale
Durante la malattia il lavoratore deve essere reperibile all’indirizzo indicato nel certificato in determinate fasce orarie, per consentire il controllo da parte dei medici fiscali dell’INPS, disposto d’ufficio dall’Istituto o su richiesta del datore di lavoro. Con il messaggio INPS n. 4640 del 2023, a seguito di una sentenza del TAR del Lazio, le fasce sono state uniformate per pubblici e privati: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, tutti i giorni, compresi sabato, domenica e festivi. Il medico può effettuare la visita anche più volte nello stesso periodo di malattia. Sono esonerati dall’obbligo di reperibilità, tra gli altri, i lavoratori con patologie gravi che richiedono terapie salvavita, quelli in malattia per infortunio sul lavoro o malattia professionale e quelli con un’invalidità pari o superiore al 67%.
L’assenza dal domicilio durante le fasce è giustificata solo in casi documentati, come visite mediche o accertamenti urgenti non effettuabili in altri orari, terapie, ritiro di esami o acquisto di farmaci indispensabili, ma serve una prova concreta. Se il medico non trova il lavoratore, lascia un invito a presentarsi a visita ambulatoriale il giorno successivo, e la mancata presentazione aggrava la situazione. Le sanzioni sono progressive: alla prima assenza ingiustificata si perde l’indennità per i primi dieci giorni di malattia, alla seconda si subisce una riduzione del 50% dell’indennità residua, alla terza si perde completamente il trattamento dalla data della contestazione. Le assenze ripetute possono inoltre avere rilievo disciplinare e, nei casi più gravi, portare al licenziamento per giusta causa.
Quanto si prende in malattia e il periodo di comporto
Per i lavoratori del settore privato che ne hanno diritto, come la maggior parte di operai e impiegati del commercio e dell’industria, l’INPS paga un’indennità pari al 50% della retribuzione media giornaliera dal quarto al ventesimo giorno di malattia e al 66,66% dal ventunesimo al centottantesimo giorno, nel limite di 180 giorni per anno solare. I primi tre giorni, detti di carenza, non sono indennizzati dall’INPS, ma molti contratti collettivi li pongono a carico del datore di lavoro, che spesso integra anche l’indennità INPS fino al 100% della retribuzione per un certo periodo. Di norma è il datore ad anticipare l’indennità in busta paga per conto dell’Istituto. Per alcune categorie, come gli impiegati dell’industria, la retribuzione durante la malattia è interamente a carico dell’azienda secondo il contratto, mentre i dipendenti pubblici seguono regole proprie.
Il periodo di comporto è il numero massimo di giorni di malattia, stabilito dal contratto collettivo, durante il quale il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto. Superato questo limite, il datore di lavoro può licenziare anche senza giusta causa, con il preavviso previsto. Il comporto può essere secco, se riferito a un’unica malattia continuativa, o per sommatoria, se calcola più assenze in un determinato arco di tempo. Molti contratti prevedono la possibilità di chiedere un periodo di aspettativa non retribuita per evitare il superamento del comporto, una tutela utile in caso di malattie lunghe. Per i lavoratori con patologie oncologiche, croniche o invalidanti, la legge 106 del 2025 ha introdotto dal 2026 nuove tutele, approfondite nella guida ai permessi della legge 104.
Domande frequenti sulla malattia
Si può uscire di casa durante la malattia?
Sì, al di fuori delle fasce di reperibilità, purché l’attività non sia incompatibile con la malattia o non ne ritardi la guarigione. Comportamenti contrari possono avere rilievo disciplinare.
La visita fiscale può arrivare la domenica?
Sì, le fasce di reperibilità valgono tutti i giorni, compresi sabato, domenica e festivi.
Il datore di lavoro può conoscere la diagnosi?
No. Al datore di lavoro arriva solo l’attestato con la prognosi, mentre la diagnosi è visibile esclusivamente all’INPS e al medico.
Si matura il TFR e le ferie durante la malattia?
Sì. Durante la malattia indennizzata maturano normalmente ferie, tredicesima e TFR, nei limiti previsti dal contratto collettivo.
Diritti e doveri durante la malattia
La malattia è tutelata dalla legge con la conservazione del posto e un’indennità economica, ma richiede al lavoratore di rispettare alcuni obblighi semplici e precisi: certificato telematico, comunicazione tempestiva all’azienda e reperibilità dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, tutti i giorni. Conoscere queste regole evita la perdita dell’indennità e problemi disciplinari.
Il consiglio è di verificare nel proprio contratto collettivo la durata del comporto e l’eventuale integrazione dell’indennità da parte dell’azienda, e di controllare in busta paga come vengono conteggiati i giorni di malattia, come spieghiamo nella guida su come leggere la busta paga.



